Farmaforesi in tricologia: terapia rigenerativa con PRP

Dott. Tricomi Alessandro, Specialista in dermatologia e malattie veneree; angiologia medica; chirurgia dermatologica; medicina estetica

Dagli albori dell’umanità, nell’uomo i capelli hanno espresso, fra conscio ed inconscio, complessi messaggi sociali. Nella storia e nella mitologia i riferimenti ai capelli come sede di forza, energia e virilità sono innumerevoli: basta ricordare l’esempio di “evirazione” subita da Sansone sconfitto dai Filistei, dopo il tradimento della propria donna, che era venuta a conoscenza che la sede della sua immensa forza fosse nei capelli; infatti il taglio dei capelli è stato sempre considerato come punitivo (esempio la tonsura dei monaci), invece la folta chioma come simbolo di virtù muliebre. Per capire il meccanismo di caduta dei capelli e quindi le varie patologie è necessario conoscere, almeno per sommi capi, l’anatomia del capello. Il capello presenta un ciclo di vita discontinuo caratterizzato da una successione di fasi di attività e di riposo (ciclo pilare) e che può essere suddiviso in tre fasi: fase anagen (di crescita attiva): il capello cresce di 1,5 cm al mese, a seconda che si tratti di uomo o donna e la crescita può durare un intervallo di tempo che va tra i due e i sette anni; fase catagen (di regressione): la crescita si interrompe per circa due settimane; fase telogen (di riposo): consiste nell’espulsione del capello dal follicolo per permettere la crescita di un nuovo capello. In questo modo si garantisce un costante ricambio di capelli; infatti ogni giorno in media vengono rimpiazzati circa cento capelli. Le cadute dei capelli o alopecie sono affezioni che colpiscono indistintamente uomini e donne, caratterizzate da un’eccessiva caduta (o meglio mancanza, temporanea o permanente, localizzata o diffusa di peli o capelli in una determinata area corporea). Dal punto di vista pratico si distinguono in alopecie cicatriziali e alopecie non cicatriziali. Le alopecie cicatriziali sono caratterizzate da processi patologici che comportano la distruzione del follicolo pilifero e conseguentemente la perdita permanente dei capelli o dei peli e non esiste terapia valida. Le alopecie non cicatriziali, invece, più frequenti delle alopecie cicatriziali, costituiscono dei processi patologici che, a differenza della forme cicatriziali, possono essere reversibili o meno. Possono essere congenite o acquisite e a questo gruppo appartengono: alopecia areata; alopecia androgenetica; telogen effluvium. L’alopecia areata è caratterizzata dall’improvvisa comparsa di una o più chiazze prive di peli, rotondeggianti, a limiti netti, senza segni di flogosi e fibrosi, con tendenza all’allargamento centrifugo. Per alopecia androgenetica si intende un diradamento progressivo che può manifestarsi sia nel maschio che nella femmina. L’alopecia androgenetica è sicuramente la forma più frequente nell’uomo caratterizzata da un diradamento fronto-temporale e a chierica. Gli ormoni maschili sono implicati nella patogenesi della malattia (iperattività della cinque-alfa reduttasi contenuta nei follicoli in anagen con conseguente aumento del deidrotestosterone e con progressiva miniaturizzazione del follicolo pilifero fino all’atrofia del cuoio capelluto. L’alopecia androgenetica femminile consiste in un diradamento della regione fronto-parietale e la progressione della calvizie è più rallentata. Tale processo può essere accelerato dalla menopausa, dalla policistosi ovarica, dai tumori virilizzanti e dalla terapia androgenica. Gli ormoni androgeni implicati sono quelli surrenalici (deidroepiandrosterone) e ovarici (testosterone e deidroepiandrosterone). Il telogen effluvium, che è la causa più frequente di visita tricologica, consiste in una caduta di capelli acuta o cronica, di notevole intensità, tale da preoccupare immensamente il paziente. Può seguire ad episodi emotivamente importanti, malattie febbrili, malattie croniche debilitanti l’impiego di farmaci e ad anoressia.
Da circa dieci anni è in uso la tecnica farmaforetica (Farmateb del cuoio capelluto) che permette di somministrare , senza uso di aghi, né effetti collaterali qualsiasi sostanza terapeutica (anche macromolecole compresi fattori di crescita e peptici biomimetici ) a livello dei bulbi, con importanti successi terapeutici dopo un ciclo di circa 10 trattamenti rigeneranti. La terapia con “Farmaforesi-Farmateb” e PRP (Platelet-Rich Plasma) permette di veicolare il PRP senza far uso della siringa (contiene numerosi fattori di crescita che stimolano le cellule del bulbo a mantenere la fase attiva di anagen, a produrre il fusto dei capelli e ridurre i processi infiammatori cutanei e quindi stimolare le cellule staminali dei bulbi ancora presenti a riprodurre nuovi bulbi). Quindi si ha un effetto di controllo del processo infiammatorio e della riduzione della progressione della morte dei bulbi ancora attivi, soprattutto nelle fasi iniziali. Si effettuano mediamente tre sedute distanziate due mesi l’una dall’altra. Nell’alopecia androgenetica la ricrescita si manifesta in modo significativo nel 60% dei casi. Il successo terapeutico dipende dal tipo di patologia, da varie condizioni concomitanti e dal numero di cellule staminali attivabili.

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Staff Farmateb

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